A Child has been born to us and He will give light to those who live in darkness (Traduzione italiana in fondo alla pagina)

It is so easy to turn Christmas into something like a birthday party for baby Jesus, where everything is dazzling white and when we put on our best clothes for the occasion. It is something we organise for this newborn baby.

We forget that Jesus was actually born in a dirty, humid and dark barn, smelling of animals and surrounded by a few poor shepherds. Yet it was precisely out of this darkness that there shone out the light to the whole world.

Often we find ourselves living Christmas as a huge anticlimax, as we resist the expectation to feel at our best, full of cheer and joy. Criticising its slide into materialism is not a real help: we do yearn to discover the real Christmas spirit.

We can only find that spirit if we venture into the darkness where Jesus was born. Instead of giving gifts to Jesus and inviting him to the wonderful party we are organising, we accept his invitation to go to the place where he was born.

Instead of shining our lights on Jesus, we let him shine his light on us.   As we stand before the newborn Jesus we ask for the grace to get in touch with the darkness that inhabits our world, inside us and around us, and to let his light penetrate our deepest darkness, even in the most hopeless situations: the darkness of our difficult relationships, unfulfilled hopes, sickness and death that inhabits our lives, and our unjust and corrupt world.

Once we feel his light shining on our darkness we also feel the peace and deep joy felt by all who were in that dark and smelly barn. We might not have the solutions, but we know that darkness will never have the last word in our life, for the light of God has shone, and the people who walked in darkness have indeed seen a great light.

Hope means believing that the light will come from the darkness itself: it is a gift, God’s greatest gift, given to those who are ready to face their darkness. Like the shepherds we discover the joy of Christmas when we go as we really are.

Then it becomes a real joy, which we share and celebrate with others: we have discovered we need a saviour, and that he has been given to us in the most unexpected manner.

Click on the videos below – one is a beautiful contemplation on a nativity painting, and the next is a wonderful rendition of Handel’s ‘Messiah – No 12, Unto us a child is born’


These Advent blogs are inspired by a series of talks given by Pope Francis on the subject of hope during his weekly Wednesday audiences. These 38 talks can be found in e-book form at http://opusdei.ie/en-ie/article/god-walks-with-me-pope-francis-on-hope/

Un Bambino è nato per noi e porterà luce a coloro che vivono nelle tenebre.

E’ molto facile trasformare il Natale in una festa di compleanno per il bambino Gesù, in cui tutto sfolgora di bianco e in occasione della quale indossiamo i nostri abiti più belli. Un evento che noi organizziamo per questo neonato.

Ci dimentichiamo che in realtà Gesù nacque in un fienile sporco, umido e buio, maleodorante di animali e circondato da pochi poveri pastori. Ma è precisamente lì, da questo buio, che splendette la luce per il mondo intero. Spesso ci ritroviamo a vivere il Natale come un enorme delusione, dal momento che ci ostiniamo nell’aspettativa di sentirci al massimo, pieni di allegria e di gioia. Criticare lo scivolamento nel materialismo non è un vero aiuto: aneliamo a scoprire il vero spirito del Natale.

Questo spirito possiamo trovarlo solo se ci avventuriamo nell’oscurità in cui Gesù è nato. Invece di fare regali a Gesù e di invitarlo alla festa meravigliosa che stiamo organizzando, accettiamo l’invito ad andare nel luogo dove è nato.

Invece di far brillare le nostre luci su Gesù, lasciamolo far brillare la sua luce su di noi. Stando davanti a Gesù neonato, chiediamo la grazia di entrare in contatto con il buio che abita il nostro mondo, dentro di noi e attorno a noi, e lasciamo che la sua luce penetri la nostra oscurità più profonda, anche nelle situazioni più disperate: l’oscurità delle nostre relazioni difficili, le speranze disattese, la malattia e la morte che abitano la nostra vita e il nostro mondo ingiusto e corrotto.

Una volta che sentiamo la sua luce risplendere sulla nostra oscurità, sentiamo anche la pace e la gioia profonda percepita da tutti coloro che erano in quel fienile  buio e maleodorante. Potremmo non avere le soluzioni, ma sappiamo che il buio non avrà mai l’ultima parola sulla nostra vita, perché la luce di Dio ha rifulso e il popolo che camminava nelle tenebre ha visto realmente una grande luce. 

Speranza significa credere che la luce uscirà dalle tenebre stesse: è un regalo, il più grande dei doni di Dio, dato a coloro che sono pronti a guardare in faccia il proprio buio. Come i pastori scopriamo la gioia del Natale quando andiamo come realmente siamo.

Allora diventa una gioia vera, che condividiamo e festeggiamo con gli altri: abbiamo scoperto che abbiamo bisogno di un Salvatore e che ci è stato donato nel modo più inaspettato.

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